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venerdì 8 aprile 2011

RAI, 8 MILIONI DI SGARBI Per il critico 200mila euro a puntata


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"Bel colpo Littorio" ormai è assodato che quanto a ladroni il nostro paese costituisce per loro un vero bengodi.
Il saccheggio del bene pubblico da parte dei più squallidissimi personaggi si fà prassi,cio in cambio del loro appiattimento,asservimento alle dinamiche del potere.
La somma che la Rai devolve a questo personaggio è l'esatta misura della vergogna di cui si ammanta costantemente riuscendo a sorprenderci,e si parla di una azienda pubblica;non finiranno mai di indignarci almeno sino a che avremmo capito una volta per tutte che noi si vive in una realtà mafiosa,orribilmente pervasiva ed assunta a tradizione,desolante?
No è la triste realtà di tutti i santi giorni che imperversano sul nostro capo di servi della gleba.


 Un “gemello” per Ferrara: arriva un maxicontratto in prima serata.



Per un critico d'arte scegliere un nome è il compito più difficile. Vittorio Sgarbi cambia ogni giorno titolo al suo programma per il debutto in Rai: Il mio canto libero, Il bene e il male, Capra e cavoli. Sul contratto e i costi di produzione, l'arte si fa da parte, e la cifra è tonda: cinque serate su Raiuno, otto milioni di euro. Per scongiurare lunghe riflessioni e ripensamenti, il direttore
generale Masi ha offerto a Sgarbi un accordo in esclusiva di un milione di euro, spalmato in cinque comode rate: 200 mila euro a puntata. Masi con i suoi preferiti è un dirigente premuroso e sbrigativo, un mecenate grondante di soldi pubblici. Impose a Vieni via con me di ospitare gratis Roberto Benigni. Obbliga Vauro e Marco Travaglio a lavorare gratis ad Annozero. Ricordate? Roba vecchia.

Per l'appalto esterno con la società di Bibì Ballandi, incaricata di costruire la trasmissione X di Sgarbi, viale Mazzini spende 2,350 milioni di euro, un pelino sotto i 2,5 per evitare il fastidioso voto in Consiglio di amministrazione. E maniche larghe ovunque: 3,150 milioni di euro per i costi di rete, più 1,5 milioni per la produzione. Totale (Sgarbi compreso): 8 milioni di euro, 1,6 a serata. E per cosa? Per un programma misterioso che slitta nel palinsesto perché a maggio, il mese indicato, cadono le elezioni amministrative: Sgarbi, versione sindaco di Salemi, viola la par condicio . Nessun problema, le regole in Rai mica valgono per tutti. Masi è flessibile: prima scrive nelle sue amate circolari che i nuovi contratti vanno sforbiciati del 20 per cento, poi ingaggia Giuliano Ferrara con un sontuoso triennale e temporeggia sui rinnovi di mezza (e odiata) Raitre, Fabio Fazio, Giovanni Floris, Milena Gabanelli e Serena Dandini. E fa pure una pernacchia ai dipendenti: piano industriale di lacrime e sangue, e dunque niente aumenti. Così per settembre Raitre sarà in bilico: Che tempo che fa, Parla con me, Ballarò, Report. Masi è un direttore generale che tutti danno in uscita, ma con i piedi saldamente dentro. L'ultima partita per normalizzare viale Mazzini la gioca da solo, chi ha i contratti in scadenza deve passare nel suo ufficio, almeno un paio di volte, per poi sentirsi rimandato, richiamato , tenuto in sospeso. Masi mostra la sua efficienza per Ferrara, un triennale firmato all'istante (senza nemmeno avvisare il Cda) oppure per Sgarbi, invocato per fare il contraddittorio a Marco Travaglio ad Annozero e precettato a novembre per creare un Vieni via con me in salsa berlusconiana. Una salsa talmente forte che Oliviero Toscani, già assessore a Salemi, lasciò il gruppo dell’ex ministro senza convenevoli: “Non presto il fianco al Cavaliere”. La Rai investe al buio 8 milioni di euro per una trasmissione che nessuno conosce, che potrebbe esordire a giugno per una concorrenza balneare con Mediaset. Per salvare il sindaco di Salemi dal duello pubblicitario - il famoso periodo di garanzia – e farlo gareggiare con la terza replica dei Cesaroni.

Mai viale Mazzini ha svuotato le casse per il palinsesto estivo, il fuori stagione televisivo. Provi a chiedere a Ballandì quando andrà in onda? Risposta, mercoledì 18. Ri(provi) con la Rai? Anticipano di un paio di mercoledì. E autori, ospiti, argomenti? Chissà. L'idea di Sgarbi fu estemporanea, ispirata a Vieni via con me: “Io sarò l'anti-Saviano . Adesso prepariamo il numero zero. L’importante è che vada in onda – disse a novembre - in prima serata per avere una risonanza tale da rispondere ai dibattiti suscitati da Fazio”. Il prototipo è proprio lo speciale-evento di Raitre. Aspettando un confronto di ascolti, Sgarbi stravince il paragone dei costi: lo scrittore di Gomorra guadagnava 50 mila euro a serata (lui 4 volte di più), Vieni via con me con una media del 29 per cento di share legittimava i 500 mila euro a puntata (lui 3 volte in più).

Non serve spulciare troppo i conti dei programmi sgraditi al governo, Sgarbi casca sempre male: Annozero, 194 mila euro a puntata; Ballarò, 110 mila; Report, 139 mila. E tutti registrano ascolti che fanno incassare pubblicità all'azienda. L’ingaggio di Sgarbi (un mese!) è il doppio di quanto prendono in un anno Michele Santoro e Floris. Cinque volte lo stipendio di Gianluigi Paragone e Lucia Annunziata, per non parlare della Gabanelli. E via con moltiplicazioni e divisioni. Non pretendete che un critico d'arte sappia maneggiare i numeri: “Quelle di B. sono amanti, non escort”.

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Le opinioni non possono sopravvivere se uno non ha occasione di combattere per esse.
Thoma Mann, La montagna incantata, 1924

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